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Milano, 16 Giugno con ETF Securities (solo istituzionali e private bankers)
Genova, 23 Giugno con Webank (open)

Queste sono le ultime ultime tre date pubbliche fino a fine 2017: dopo questi eventi, ogni input sui mercati sarà riservato alla community di www.cicliemercati.it.

Dow

Chi non conosce il passato è destinato a ripeterlo. Torniamo indietro nel tempo di oltre un secolo e parliamo di una delle architravi dell’analisi tecnica tradizionale: la teoria di Dow.

La teoria di Dow è il più antico e certamente il più pubblicizzato metodo per l’identificazione delle principali tendenze del mercato azionario. L’obiettivo della teoria è quello di individuare i cambiamenti delle tendenze principali del mercato; una volta che si è stabilita una tendenza si assume che essa continui finché non si ha prova della sua inversione. La teoria si interessa della direzione di una tendenza e non ha valore previsionale per quanto riguarda la durata o la dimensione della tendenza stessa.

L’originale lavoro di Charles H. Dow sull’azione del mercato fu pubblicato in una serie di articoli sul “Wall Street Journal” tra il 1900 e il 1902. Dow usava il comportamento del mercato azionario quale barometro dello stato dell’economia (intuizione geniale e attualissima) piuttosto che come base per formulare previsioni sui prezzi; il suo successore, William Peter Hamilton, sviluppò i principi di Dow e li organizzò in qualcosa che si avvicina alla teoria come è conosciuta da noi oggi. Questi principi furono enunciati piuttosto liberamente nel suo libro “The Stock Market Barometer” pubblicato nel 1921, ma si dovette attendere fino al 1932, quando Robert Rhea scrisse Dow Theory, per vedere finalmente pubblicata una stesura più completa e formale di tali principi.

Puo’ una teoria vecchia di oltre un secolo avere qualcosa a che fare con i mercati, addì, fine di Maggio 2016?

Ecco i sei principi di base della teoria della Teoria tecnica di Dow, ricordando che valgono per tutti i mercati azionari, ad eccezione di un punto (importante: il 4) che è specifico del mercato USA:

  1.  Il mercato è formato da tre tendenze (trend): trend primario (lungo periodo = sui miei modelli lo tratto con le indicazioni su base annuale e trimestrale), secondario (medio periodo = indicazioni su base mensile) e minore (breve periodo = base settimanale).
  2. Le tendenze si suddividono in tre fasi: accumulo (solo le “mani forti” investono), partecipazione del pubblico (ritorno della fiducia nel mercato) e distribuzione (tutti investono, momento di euforia del mercato, crollo della percezione del rischio, compiacenza).
  3. Il mercato azionario sconta tutte le notizie: i prezzi delle azioni incorporano e riflettono velocemente tutte le informazioni che le riguardano.
  4. I due indici principali del mercato azionario, Dow Industrials e Dow Transportations, devono confermarsi a vicenda: occorre che il trend di uno sia confermato anche dall’andamento dell’altro.
  5. Le tendenze devono essere confermate dal volume: il volume in genere segue i prezzi, però se l’andamento è caratterizzato anche da forti volumi, allora è veritiero.
  6. Le tendenze esistono fino a che vi sono segnali definitivi che dimostrano che sono terminate: brevi periodi di movimenti in controtendenza non costituiscono inversione di rotta del mercato, salvo un persistere degli stessi e una conferma in base al punto 4.

Un altro punto specifico della Dow Theory è relativo alla struttura interna e alla suddivisione dei movimenti del mercato. Secondo Dow, una spinta al rialzo è composta da tre fasi: (1) accumulazione, (2) partecipazione del pubblico, (3) speculazione e distribuzione dalle mani forti a quelle deboli. Questo concetto si applica a tutti i movimenti di vario grado, dal lunghissimo al breve termine, ed è anche alla base di tutti i modelli ciclici, compresi i miei.

Secondo la Dow Theory, in particolare secondo il punto 4, nuovi massimi di un indice (in questo caso il Dow Industrials) non confermati dall’altro indice (in questo caso il Dow Transportations) rappresentano un “warning”, un segnale di allarme. La logica è intuitiva, se pensate con la testa della fine del 1800: se quello che viene prodotto (Industrials) non viene trasportato alla stessa intensità (Transportations), c’è qualcosa che non funziona. Questo è esattamente quello che era avvenuto prima dei top del 2000, del 2007 e tra la fine del 2014 e il 2015. Un warning di questo tipo, di per se, per la Dow Theory era come una bandiera gialla sulla spiaggia: il mare è agitato, ma quelli bravi possono ancora fare il bagno. In tutti e tre questi casi, la divergenza fu seguita da un Bear Market signal ufficiale (vedi grafici mensili di seguito).

Dow Industrials (in alto) e Dow Transportations (in basso): le divergenze sono cerchiate in rosso

Premesso che non esiste nessun dubbio sul fatto che quanto accaduto da Aprile 2015 ad oggi sia classificabile come Bear Market (un crollo interno dei titoli paragonabile a quello del 2001 e del 2008), va detto che i mercati si trovano ora su un frangente tecnicamente delicato e importante, molto più di quello che potrebbe apparire alla luce del “going nowhere fast” degli ultimi mesi, in quanto questo warning generato dalla Dow Theory potrebbe essere annullato in positivo – e quindi fornire un segnale di Bull Market – nel caso in cui il Dow Industrials riuscisse a migliorare il massimo relativo di 18167 e il Dow Transportations il massimo relativo di 8149. Si tratta di livelli molto vicini, tra l’altro coincidenti con analoghe aree di resistenza dello S&P500 (2100-2135). Un forte segnale di allarme arriverebbe invece da una discesa dello stesso Dow Industrials sotto 17331 e del Dow Tr sotto 7470, cioè sotto ai minimi di Maggio (2025 S&P500).

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Un’altra interessante osservazione/coincidenza viene dal paragone dell’andamento del Copper (rame) con quello del Dow Tr: fino al 2012 i movimenti di lungo periodo sono stati assolutamente coincidenti. Dal 2012 ad oggi il rame – che viene usato come “leading indicator”, cioè anticipatore, sta generando divergenze negative con i maggiori indici azionari e continua a segnare minimi decrescenti. Anche questa è una divergenza che andrà risolta.

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Ha ripreso intanto ovunque, sui mercati, la ricerca di rendimento resa necessaria, agli occhi di investitori privati ma soprattutto istituzionali, dagli anti-rendimenti dei sovereign bonds a breve e a medio termine. Ecco: questa progressiva capitolazione ai parametri di rischio è il vero “collo di bottiglia” indotto da tutto quanto posto in essere dal 2008 ad oggi.

Francesco Caruso è Vicepresidente e Presidente del Comitato Scientifico della SIAT (Società Italiana di Analisi Tecnica) e svolge la sua attività di analisi su indici, titoli, ETF, reddito fisso, commodities e valute attraverso il sito, i portafogli modello e i report di www.cicliemercati.it.