Il senno del poi è una scienza esatta. Gli accadimenti dell’oggi, apparentemente incomprensibili e sconnessi, sono gli stessi fatti che un domani – fra alcuni mesi, una volta dipanati – ci serviranno per ricostruire il percorso degli eventi e poter, magari, affermare pubblicamente: “era tutto chiaro, era tutto leggibile”. Siccome a posteriori e al bar sono tutti geni, proviamo a giocare a ritroso con questa scienza esatta e a vedere quale scenario futuro potrebbe giustificare o, meglio, “contenere” la realtà attuale. Partiamo quindi da una serie di dati di fatto.

  1. Le borse sono quasi tutte negative.
  2. La piu’ forte è l’America a cambio scoperto (tipicamente cio’ accade nelle fasi di crisi per la natura fortemente composita e anticiclica del mercato USA).
  3. La piu’ debole i BRIC (tipicamente cio’ accade in fase di piena frenata economica globale).
  4. I bonds decennali americani e europei sono in piena Sindrome Giapponese = curva in appiattimento ma non per una ripresa e per conseguente sana salita dei tassi a breve, quanto per cause deflazionistiche e supporti monetari (TWIST, QE1 e 2 ecc.).
  5. L’Oro – il Grande Messaggero Silenzioso, la Valvola di Depressurizzazione – si sta stiracchiando dopo mesi di letargo ed è vicinissimo a dare pericolosi segnali di riaccelerazione nei suoi spread contro S&P, Rame, Argento.

A cio’ si aggiunga che il G8 ha prodotto solo parole, parole, parole senza senso concreto come il famoso binomio magico “crescita e rigore” che a me ricorda tanto le “convergenze parallele”. Tutto ritorna, tutto si ricicla. La Germania che ora insegna a tutti e che tutti temono e che ha nel DNA il timore autogiustificativo dell’iperinflazione di Weimar nel ’23, forse non ricorda che furono le politiche deflazionistiche successive a spianare la strada al nazismo.

Ritengo opportuno – sempre in tema di “tutto torna” – far vedere solo uno dei grafici contenuti nelle 90 pagine della “Tempesta Perfetta“:

Questo grafico dice che la leva finanziaria sul mercato trainante – gli USA – è a livelli vicinissimi a quelli registrati sui top del 2000, del 2007 e del 2011.

Ci sono tre tavoli sui quali, in questa Primavera 2012, si sta giocando una partita delicatissima: il tavolo politico, il tavolo economico e il tavolo dei mercati. A ognuno di questi tavoli è seduto un Convitato di Pietra, un ospite tanto inevitabile (ineluttabile) quanto scomodo. Tutti i partecipanti devono tener conto di questo convitato e del suo possibile (probabile) risveglio.

Il Convitato della politica è la crisi sociale.

Non parlo ovviamente in modo specifico di nessun paese. Qualunque popolo, adeguatamente massacrato attraverso una SALAMITAKTIC sociale e fiscale e progressivamente privato di aspettative e punti di riferimento, qualunque sia la composizione della sua struttura sociale in termini di classi e di distribuzione del reddito, rischia di arrivare al punto di rottura. La prova è nelle recenti elezioni, dove hanno guadagnato massicciamente quasi ovunque i partiti di protesta e rinnovamento, in modo trasversale al colore politico.

Il Convitato dell’economia è la crisi del debito.

Nel grafico che segue ripubblico uno schema che riguardava Internet, inserito in un report del 1999 e riproposto in due convegni nel 2002 e 2003. Lo schema esemplificava la sequenza comportamentale di un settore nella sua fase di nascita, evoluzione, crisi di maturità, ripensamento.

Ma la pratica è andata come la teoria? Come si vede dal grafico che segue, che sovrappone allo schema il grafico del settore tecnologico USA degli ultimi 20 anni, le cose sono andate (e stanno andando) esattamente come ipotizzato.

Il paragone col debito è evidente: debito è storicamente passato da necessità a prodotto ipercollocato, esattamente come Internet. Il suo ciclo di vita – in una prospettiva magari ampia e semplificata – è a mio avviso simile.

Raghuram Rajan, l’economista indiano che aveva previsto la bolla del credito del 2007 (uno dei pochissimi), ha scritto un saggio di altissimo profilo (e notevole difficoltà nella parte matematica) su “Debito sovrano, miopia dei governi e settore finanziario”.

http://faculty.chicagobooth.edu/raghuram.rajan/research/papers/Sov_debt_24Aug2011_Final.pdf

Una delle conclusioni di Rajan è che l’azione che sta portando avanti l’Italia – finanziamento alle banche con conseguente riacquisto del debito pubblico – ha un senso forte di riassicurazione del sistema, anche se ovviamente cambia poco o nulla sul piano della crescita. Un’altra conclusione dell’autore è che – in caso di crisi acuta – serve piu’ un haircut (del nominale e/o del tasso di interesse) moderato, di uno pesante, in quanto alla fin fine un haircut pesante crea piu’ problemi di quanti ne risolva. L’Eurobond va in questa direzione ed è una – se non “la” – soluzione: Monti dice che non servono anni, ma mesi per aggirare l’ostracismo tedesco. I mercati potrebbero richiedere un’accelerazione dei tempi, specie se uno dei due eventi critici che pendono come una spada di Damocle si verificasse (uscita della Grecia o aggravamento della crisi del debito spagnolo).

Il Convitato di Pietra dei mercati è la volatilità.

I minimi – a profonda differenza dei massimi – sono eventi che culminano in capitolazioni. Le capitolazioni sono accompagnate da forte volatilità. Di volatilità, finora, gli indicatori ne hanno percepita poca, comunque insufficiente a decretare minimi importanti. In un contesto ciclico negativo come quello attuale, c’è da attendersi che la volatilità possa arrivare nella direzione del trend primario, magari dopo essersi ulteriormente contratta in un illusorio consolidamento-correzione.